Università Cattolica del Sacro Cuore

15. Film da sfogliare. Dalla pagina allo schermo

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a cura di Velania La Mendola e Maria Villano
con appendice iconografica
note di Roberto Cicala, Roberto Della Torre,
Alessandro Zaccuri
Anno di edizione 2013
Pagine 194, ill.

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Presentazione

Il libro svela i retroscena e le curiosità del percorso che ha portato molti capolavori della letteratura italiana e di quella straniera a diventare pellicole cinematografiche. «Quante volte sentiamo dire che il libro è migliore del film?», recita la quarta di copertina, e in effetti accade spesso che il lettore appassionato esca dal cinema deluso o addirittura arrabbiato per non aver trovato nel film tutto quello che la sua fantasia aveva prodotto durante la lettura del romanzo preferito. Ma «la trama non è tutto», avverte Alessandro Zaccuri: la strada che porta un libro a diventare film è spesso sconosciuta; si tratta di un percorso che a volte vede collaborare fianco a fianco regista e autore; altre volte invece esclude la voce dell’autore, che soffre a vedere la sua storia stravolta e i suoi personaggi snaturati. Un percorso, tuttavia, che spesso, allontanandosi dalla pagina scritta, approda a un risultato diverso e inaspettato: una nuova opera d’arte.

Dettaglio

Incursione, saccheggio, tradimento. Ancora oggi, quando si trovano a descrivere i rapporti con il cinema, i letterati tendono a servirsi di un linguaggio da bollettino di guerra. Come se nella cittadella della letteratura si conservassero solamente tesori. E come se, soprattutto, quei tesori dovessero essere preservati da ogni contaminazione. In questa prospettiva leggere un libro sarebbe comunque meglio di guardare un film. Quale che sia il libro, quale che sia il film.
Ma la situazione non è questa e probabilmente non lo è mai stata. […]
Affermare che «l’arte è una sola» significa anzitutto dare ragione al vecchio Tolstoj, che in un’intervista del 1908 tesseva gli elogi del cinematografo e si dichiarava addirittura disposto a realizzare un film. Non era solo un accesso di entusiasmo senile. Al contrario, il patriarca di tutti i romanzieri aveva già capito che il cinema, dopo aver appreso dalla letteratura, avrebbe dovuto restituire qualcosa. L’interrogativo, a questo punto, si sposta sulla natura della restituzione. La quale non riguarda mai – lo ripetiamo – la mera aderenza al testo iniziale. Se così fosse, il modello insuperato dovrebbe essere costituito dalla versione cinematografica della saga di Harry Potter, dove il rispetto di minimi dettagli obbedisce alle rigide clausole contrattuali pretese da J.K. Rowling. Ma se si prende in considerazione la disponibilità del cinema a esplorare livelli di profondità solitamente riservati alla letteratura, ecco che il panorama subisce un drastico cambiamento. “Letterari”, in questa accezione, possono essere considerati film sotto ogni altro aspetto inconciliabili: il solenne Fanny & Alexander di Ingmar Bergman (1982) e lo spettacolare Inception di Christopher Nolan (2010) sono diversi in tutto, eccezion fatta per l’attenzione richiesta allo spettatore, che su ciascuna scena è invitato a soffermarsi e riflettere. Esattamente come accade – o dovrebbe accadere – con i capitoli di un romanzo o con le strofe di un poema.
Difesa in modo sempre più sterile da una critica che in questo modo certifica più che altro la propria incompetenza, la commistione di generi e linguaggi è un dato di fatto per gran parte del pubblico. Magari non in forma avvertita, ma senza dubbio come atteggiamento condiviso. Anche qui, però, occorre distinguere: praticare la transmedialità non coincide affatto con l’essere inclini al compromesso. Se ne resero conto alcuni anni fa gli editori statunitensi, che avevano pensato fosse astuto ricopertinare i classici con i fotogrammi dei film che ne erano stati tratti. In libreria, però, la confezione tradizionale ha continuato a prevalere su quella cinematografica. Forse perché, sotto sotto, i lettori stessi sono un po’ conservatori. Anche quando scoprono un libro grazie al cinema, preferiscono passare inosservati. Come se una bella locandina, ormai, non avesse la stessa dignità di una rilegatura eseguita a regola d’arte. Che cosa accadrà da qui a qualche anno, quando il digitale riuscirà a mantenere le sue promesse, è materia che per adesso si sottrae alla nostra facoltà di previsione.
Buio in sala, allora: a volte non c’è modo migliore per apprezzare un libro. (dall’Introduzione di Alessandro Zaccuri)