Università Cattolica del Sacro Cuore

Il biennio in corso

Lorenzo Aprile

Classe 99, sono nato e cresciuto a Torino, dove ho frequentato il liceo linguistico europeo e conseguito la laurea triennale in Scienze della Comunicazione. Da buon fanatico sportivo quale sono, ho praticato sci, tennis e padel a livello agonistico, sebbene la mia passione più grande sia il calcio. Di fatto, quando da piccolo mi domandavano che cosa mi sarebbe piaciuto fare una volta grande, io rispondevo “il calciatore”. Purtroppo, per via di evidenti limiti tecnici, pare sia andata diversamente. Sono una persona estremamente curiosa, dinamica ed estroversa. Amo le responsabilità, specialmente se richiedono specifiche capacità comunicative. Questo mi ha portato a candidarmi come rappresentante d’istituto durante il periodo liceale. Nel tempo libero mi piace ascoltare musica di ogni genere, e creare playlist da condividere. Fin da piccolo, commento con i miei amici le partite di Fifa alla Play, cercando di emulare le voci dei principali commentatori sportivi. Il mio sogno è di diventare il primo telecronista sportivo italiano e di commentare la nazionale nella finale di un mondiale.

 


Francesca Arcai

Non come Harry Potter ma comunque sangue misto. Sono sarda da parte di padre e salentina da parte di madre, due posti che custodisco nel cuore. Sono nata a Bosa, un piccolo borgo nella costa ovest della Sardegna, dominato dal Castello Malaspina, e percorso dal fiume Temo.
Neolaureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Sassari, ho scoperto la polemica e la politica diventando presidente dell’associazione studentesca di facoltà. Dalle scuole elementari ho coltivato la passione per il giornalismo grazie alla maestra Stefania che ci invitava a scrivere le notizie più importanti del giorno e a esporle in classe l’indomani. Questo mi ha portato a giocare alle “interviste” con tutto il vicinato che, almeno una volta alla settimana, si trovava una bambina di dieci anni all’uscio di casa.  Ricerco da sempre punti di vista diversi e discordanti solo per farne tesoro, averne conoscenza e coscienza. Sono una pantofolaia nata ma per conoscere nuovi posti e nuove storie mi sposterei in capo al mondo. Il mio motto è “inizia prima di essere pronta” e lo applico in tutti i frangenti della mia vita.


Lavinia Beni

Sono a Firenze nata nel 1996 e ho trascorso la mia infanzia e adolescenza sulle pittoresche colline fiorentine, immersa tra la natura, i cani e i romanzi. La scrittura fa parte di me fin da quando ero bambina: scrivo racconti, poesie e ho un romanzo famigliare nel cassetto da tanto tempo. Qualche anno fa sono riuscita a pubblicare un libretto di poesie intitolato “Burrasca”. Sono laureata in Studi letterari e filosofici all’Università di Siena ed è proprio nel percorrere questa strada umanistica che ho scoperto il mio interesse per il mondo del giornalismo, una dimensione diversa ma per certi aspetti simile a quella letteraria. La passione è sbocciata con Ernest Hemingway, il noto scrittore di “Il vecchio e il mare”, che prima di diventare scrittore era un giornalista di cronaca. In realtà ho da sempre respirato aria di cronaca: in casa dei nonni il giornale era il pane quotidiano. Amo infilare il naso tra le pagine di carta e mi fido del mio fiuto. Sono sensibile alla natura e alla cultura dei popoli, in particolar modo alle civiltà orientali. Viaggiare e  scoprire il diverso mi affascinano e ho sempre voglia di saperne di più. Per quanto possa sembrare impacciata e riservata, cerco sempre di prepararmi alla lotta con grinta e una buona dose d’ironia, nonostante il mio patologico (e cosmico) pessimismo leopardiano patologico.

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Daniela Bilanzuoli

Sono nata e cresciuta a Trani, in Puglia, dove quasi nessuno sa che mi chiamo Daniela. Sono Dada, per tutti. Quando mi presento penso al mio nome e puntualmente non ascolto il nome dell’altro. Vivo a Milano da quasi otto anni. Non mi piace la comicità e sono una persona introversa. Ho perso il conto dei miei tatuaggi e amo i bassotti (come me, sono alta 155cm). Laureata in Linguaggi dei Media in Cattolica e poi in Iulm, mi dicono che ho un’accentuata predisposizione giornalistica. Appassionata di musica (principalmente italiana), non so né cantare né suonare, ma vorrei raccontarla. Amo la radio e la televisione. Mi nutro di talent show e cronaca nera. Se potessi scegliere chi essere in un’altra vita, vorrei reincarnarmi in Vincenzo Mollica o Franca Leosini. Magari, tra qualche anno, dirò di voler essere chi sono. Per il momento lotto per raggiungere il mio obiettivo: trovare il mio stile e renderlo riconoscibile.

 


Eleonora Bufoli

Classe 1997, romana d’origine e di formazione, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Editoria e Scrittura, conseguite di fronte allo sguardo vigile (per prassi universitaria, da evitare) della Minerva, custode indiscussa de La Sapienza. Solo la passione insaziabile per il giornalismo mi ha fatto staccare per la prima volta un biglietto di sola andata e sbarcare nella capitale della moda e dell’editoria. Sognatrice cronica, vivo nel mio castello in aria fatto di scrittura, personaggi di carta, storie da assaporare sul grande schermo e da custodire nell’abbraccio della copertina di un libro. Adoro fluttuare nel mio mondo, entrare negli universi altrui, uscire dai miei panni – essendo timida li abbandono volentieri – e calarmi in quelli degli altri, conoscendo e facendo conoscere la realtà. Tra sogni e concretezze, solo il giornalismo riesce a farmi ripiombare nella realtà, per addentrarmi nei meandri quotidiani. Adoro viaggiare, tra le pagine di romanzi distopici come nelle storie di vita altrui, sperimentare, rompere le barriere e i confini. Ho un appuntamento fisso con il cinema, rigorosamente sulle poltrone vellutate della sala, con la politica e con l’attualità, con lo sguardo approfondito che solo un giornalismo di qualità sa dare. La mia “preghiera mattutina laica” sintetizza la mia personalità proteiforme, pronta a obliterare biglietti, rigorosamente di sola andata, per le mie mete preferite: cultura e politica.

 


Lorenzo Buonarosa

Nato a Roma nel 1997. Cresciuto a Latina, dove mi sono diplomato all’istituto tecnico informatico. Leggendo i libri di Tiziano Terzani mi sono reso conto che le materie tecniche e i codici di programmazione non erano il mio forte così mi sono iscritto al corso di Laurea in Lettere Moderne a Roma. Dopodiché, la voglia di raccontare il mondo, gli eventi e in genere tutto ciò che mi circondava cresceva e mi portava verso il giornalismo. Mi sono iscritto sempre a Roma al corso di Laurea in Editoria e Scrittura dove ho presentato una tesi storica sui blog di letteratura. Mi definisco una persona curiosa che ha sempre voglia di imparare e mettersi in gioco.

La mia più grande passione sono i motori e le gare automobilistiche: vedere la Formula 1 a Monza è una costante annuale, raccontarla un’aspirazione troppo grande per non provare a realizzarla.

 


Rachele Callegari

Originaria di Jesolo, da sei anni a questa parte mi sono mossa tra Padova, Roma e ora Milano, nonostante la nostalgia per l’aria del mare che mi porto sempre dentro. Maturità classica, laurea triennale in Lettere antiche e magistrale in Editoria e scrittura, divido la mia vita fra due grandi passioni: la scrittura e il mondo classico. Amo le lingue straniere (vive o morte mi cambia poco, anche perché credo che una lingua non muoia mai) e coltivo il sogno – parallelo – di fare la traduttrice dal greco alle lingue moderne. Platone ce l’ho tatuato sul braccio sinistro, anche se con la filosofia ho sempre qualche disagio. La scrittura mi ha sempre accompagnato, preceduta solo dalla passione per la lettura: I miserabili è il mio romanzo preferito, ma l’autore che mi ha dato di più è in assoluto Dostoevskij. Da piccola volevo fare la scrittrice di romanzi, ora sogno di girare il mondo scrivendo di attualità e cultura. Voglio visitare posti sempre nuovi, soprattutto se si tratta di estero, ma sono avventurosa fino a un certo punto e non mi muovo se prima non ho studiato la guida locale. Nel profondo, però, sono un’abitudinaria cronica: vado a sciare da tutta la vita sulle stesse montagne e se qualcuno si siede al mio posto abituale in biblioteca la giornata comincia male. Parlo inglese e tedesco e leggo il russo (sul parlato ci sto lavorando); trascorro le mie estati da 24 anni a lavorare nell’hotel di famiglia. Ho un gattino di nome Dickens e un’incapacità innata in cucina.

 


Filippo Jacopo Carpani

Classe 1996, nato e cresciuto in un poco ridente paesino della provincia di Varese. Mi sono formato come storico, con una laurea triennale, un master e una magistrale incentrate sull’epoca tardo-antica e medievale. Dopo questi anni di studio tra Milano e Londra, ho deciso di dare una direzione diversa al mio futuro e di abbandonare i proverbiali tomi ammuffiti, per indossare i panni dell’aspirante giornalista. Un interesse sempre crescente per i fatti di politica estera ed interna non era più saziabile dalla semplice lettura di notizie o dalla visione di telegiornali. Volevo metterci le mani in prima persona, documentarmi e scrivere di tutti gli scenari più caldi del nostro tempo. Questo desiderio si è concretizzato in un mese di stage all’Opinione delle Libertà, in cui ho potuto toccare con mano la realtà dell’essere giornalista, e ho capito di aver preso la decisione giusta, con la stesura e pubblicazione di una trentina di articoli. Scrittura e ricerca costante sono i due aspetti della professione che più mi hanno trascinato lungo questa strada: del resto, spesso mi dicono che faccio troppe domande. Nel tempo libero tendo a spostarmi da una realtà a un’altra, con la lettura e con la scrittura di racconti brevi e di romanzi di fantasia e fantascienza.

 


Lorenzo Cascini

Nato a Roma, trasferito a Milano per inseguire una passione. Sogno infatti di fare il giornalista da sempre e da quando ho iniziato a scrivere nessuno è riuscito a strapparmi la penna di mano. Non so se sia un bene o un male: sicuramente è la storia della mia vita. Dai pezzi scritti in vacanza o a cena con gli amici, ai treni presi per cercare di seguire una storia. Mi sono laureato in Scienze Politiche alla Luiss di Roma, lavorando nel frattempo per diversi siti e giornali sportivi. Cresciuto a pane e pallone, ho sempre cercato di andare oltre ciò che tutti vedono e di scoprire aneddoti o retroscena. Vivo alla ricerca di storie, da quelle più strane a quelle che si intrecciano con altri ambiti come la politica o l’economia. Amante anche della scrittura, fin da piccolo sognavo di poter conciliare queste due passioni.
Un po’ come se si mescolano il verde e il giallo si ottiene il blu, allo stesso modo io ho sempre voluto unire lo sport e la scrittura. Tanto che vorrei diventasse la mia vita. Sogno quindi di mescolare il giallo con il verde e ottenere il blu, il colore della felicità.

 


Giorgio Colombo

Nato a Milano nel 1999. Un diploma di liceo classico e una laurea in Scienze politiche sono state per me una lente di ingrandimento sulla società, per indagare sull’essere umano che Aristotele definiva “animale politico”. Amo osservare. Cerco sempre di capire cosa sta succedendo e, soprattutto, perché: il giornalismo per me è raccontare e spiegare il mondo, rendendo comprensibili anche le vicende più contorte, senza rinunciare alla complessità della realtà. Appassionato di politica, mi piace intraprendere lunghi dibattiti e animate discussioni su tutto ciò che è controverso e divisivo, con spirito allo stesso tempo costruttivo e polemico.
La passione per il giornalismo è sempre stata per me come un fiume carsico: talvolta visibile, a tratti nascosta, impossibile da tenere a freno. Questo mi ha portato negli anni a prendere parte a diversi progetti, dai giornali studenteschi all’organizzazione di un festival a Perugia in collegamento con le redazioni di diversi licei d’Italia. Negli anni dell’università ho realizzato che era arrivata l’ora di rimboccarsi le maniche e navigare questo fiume.
La scuola di giornalismo dell’Università Cattolica è per me l’occasione perfetta per trasformare il mio sogno in professione. 

 


Colonnelli Maria

Bustocca fedele ma insoddisfatta, ho provato ad evadere dalla piccola realtà della mia città allontanandomi, ahimè, di qualche chilometro. Da tre anni, con intervalli dovuti ad una pandemia improvvisa, ho intrapreso la brillante carriera di pendolare (studentessa) divisa tra Busto Arsizio e Milano per conseguire la laurea triennale in Comunicazione e Società. Gli studi universitari sono il coronamento di una passione nata qualche anno fa; anzi, più precisamente nel 2010, una sera calda di primavera, il 22 maggio, quando mio papà tribolava per l’ormai imminente finale di Champions League che, ancora non lo sapeva, avrebbe fatto salire l’Inter sul tetto più alto d’Europa. Ecco, di quella notte, non soltanto ricordo la commozione di un fedele e sfegatato tifoso ma anche la mia irrefrenabile voglia di essere a festeggiare, sì, ma con gli inviati a bordo campo o in studio con Ilaria d’Amico. Forse non avrei potuto urlare commossa come ho fatto a casa per non andare contro alla figura di giornalista imparziale e professionista alla quale aspiro, ma sarebbe stata la condivisione di una notizia, in questo caso felice, con un pubblico più ampio. Non solo con mio papà.

 


Corzani

Mi chiamo Giovanni e nel giornalismo, come nella vita, faccio i conti con le posizioni più diverse. Magari mi sveglio un lunedì e sento di essere più polemico, il giorno dopo torno pacifico, poi magari al mercoledì sono diventato un realista. Non sono lunatico: prendo qualsiasi posizione mi aiuti a esprimere e capire al meglio ciò voglio raccontare. A volte credo che mi manchi un giorno, spesso due: mi consolo pensando che, anche se in ritardo, alla fine arrivo sempre. Mi piace scrivere articoli ma ho un debole per i video report e d’inchiesta. Cerco di andare oltre lo stile accademico, lo reputo noioso, prevedibile. Nella mia (ancora breve) carriera, ho collaborato con giornali cartacei e magazine online, seguendo episodi di cronaca locale ed estera. Muovendo i primi passi ho potuto testare il lavoro da vicino, facendo le prime interviste, prendendo appunti sul taccuino, analizzando dati e consumando la suola delle scarpe. Nel mio futuro di giornalista mi aspetto di lavorare in maniera trasparente, con impegno, cercando sempre di entrare dentro la notizia. Perché intromettersi è indispensabile.

 


Eugenia Durastante

Classe ‘98, nata a Verona, mi considero da sempre una cittadina del mondo. Amo espandere i miei orizzonti ogni giorno non solo viaggiando fisicamente ma anche leggendo i giornali e conoscendo nuove persone e le loro vite. Credo fortemente che il dialogo continuo e costruttivo sia fondamentale per abbattere stereotipi e pregiudizi. Durante il liceo linguistico ho deciso di frequentare la classe quarta in Norvegia. Sono laureata in lingue e culture moderne per l’editoria presso l’Università degli studi di Verona e durante la laurea triennale ho frequentato un semestre in Erasmus in Germania. Sogno di diventare giornalista fin dall’età di sette anni. La mia passione è iniziata quando, guardando il telegiornale tutte le sere con la mia famiglia, ero stata particolarmente colpita dal ruolo del conduttore. Crescendo ho sviluppato un grande amore verso lo sport: infatti, ogni anno che passa aggiungo uno sport nuovo alla mia (già) lunga lista e spero di prendere parte come inviata ai grandi eventi internazionali. Parigi 2024 si avvicina e poiché è consentito a tutti sognare in grande, io sogno di potervi raccontare lo sport da lì. Inoltre, da persona curiosa, mi piace trascorrere il mio tempo libero girovagando per musei, mostre d’arte o andando al cinema e a teatro. Da donna fiera di essere donna, nel mio piccolo combatto ogni giorno affinché non vi siano più discriminazioni di genere di nessun tipo. Sogno un mondo migliore e provo a costruirlo insieme a chi crede con me che l’unione faccia davvero la forza.

 


Federica Farina

Inaugurando la Generazione Z, sono nata a Cesena nel gennaio 2000, ma ho vissuto da sempre a Gabicce Mare, il primo paesino delle Marche venendo da Nord. La Romagna mi è rimasta comunque nel cuore perché sono espansiva e solare, oltre a essere molto curiosa. Sono sempre in movimento con la testa che va a mille. L’unico pregio che mi riconosco è l’ambizione, che mi stimola a uscire continuamente dalla mia comfort zone e a non fermarmi mai, con lo sguardo rivolto in avanti. Questo è solo uno dei tanti motivi che mi hanno spinto a intraprendere un percorso giornalistico dopo la laurea in Mediazione Linguistica, insieme alla mia passione per il linguaggio. Ogni giorno i giornalisti hanno la possibilità di essere forze motrici del cambiamento: possono modellare il modo di vedere la realtà attraverso le parole. E io, in questo mondo imprevedibile e patriarcale, un po’ pioniera mi ci sento.

 


Sara Fisichella

Classe 1998, da sempre vivo a Tortona, in provincia di Alessandria. Sono piemontese, ho origini siculo-pugliesi e un accento piuttosto tendente al lombardo, ma Rotolando verso Sud dei Negrita mi ha fatta innamorare del Sudamerica. Non è quindi raro che io voglia parlare o scrivere di questa porzione di mondo e sogno di condurre un programma radiofonico interamente dedicato al fascino e alle contraddizioni che le appartengono.  Menziono la radio perché, dopo aver partecipato ad un corso di giornalismo radiofonico l’ultimo anno di liceo classico, ne sono rimasta folgorata. Il mio amore è poi definitivamente sbocciato durante la triennale, quando ho fatto parte di una radio universitaria. L’altro pallino che ho è quello calcistico, che ho iniziato a coltivare quando a 6 sei anni vincevo la Champions su Pro Evolution Soccer 4 con il Milan di Sheva e Kakà pur avendo una madre juventina e un papà interista.  Da qualche tempo non mi accontento più di conversare con gli amici sulle gesta di questa o quella squadra ma, se proprio devo occuparmi di calcio, cerco sempre di coniugare sport e cambiamento sociale.

 


Selena Frasson

Sogno di diventare una giornalista professionista da quando avevo quindici anni. Durante il secondo anno di ginnasio decisi di inserire tra le mie letture “Proibito parlare” di Anna Politkovskaja e da allora capii che avrei dovuto fare del mio meglio per dare spazio e luce alle storie dimenticate degli invisibili, di coloro che vivono relegati ai margini di società troppo spesso indifferenti. Mi sono laureata in giurisprudenza all’Università degli Studi di Padova, dove ho avuto l’opportunità di approfondire gli intricati meccanismi del nostro sistema giuridico. L’esperienza che in quegli anni mi ha formata e motivata di più, però, si è svolta al di fuori delle maestose aule di Palazzo Bo. Io e alcuni compagni, provenienti dai più disparati ambiti di studio, decidemmo di fondare “Il Barrito”, un quotidiano studentesco in cui affrontavamo con sguardo critico e tanta curiosità gli eventi del mondo, riservando particolare attenzione alle questioni sociali. In questa fucina di idee e interessi, oltre alle attività di redazione e scrittura, cercavamo di organizzare degli eventi che ci dessero la possibilità di confrontarci con giornalisti, attivisti e associazioni come Amnesty, Emergency, Mimosa e via dicendo. Ricordo bene il giorno in cui, durante uno di questi incontri, mi venne consigliato di intraprendere un percorso alternativo al giornalismo. Tuttavia, essendo una persona determinata e testarda, non c’è nulla di più stimolante che essere posta di fronte ad una sfida. Questa lo è senz’altro e a guidarmi saranno la fermezza e l’entusiasmo.

 


Matteo Galiè

Nato nel ‘95 ad Ascoli Piceno e cresciuto in provincia, la mia ambizione mi ha portato non ancora ventenne a Milano, città che mi ha accolto e della quale adoro il suo essere moderna e internazionale. Fin da piccolo mi hanno fatto credere di avere spiccate capacità di scrittura: questo – unito anche a una famiglia in cui il quotidiano non manca mai a colazione e i pasti si consumano rigorosamente con il telegiornale in sottofondo – mi ha convinto abbastanza presto a voler diventare un giornalista. In realtà, dico sempre che avrei bisogno di più vite per realizzare tutti i miei desideri: la laurea magistrale in Filologia Moderna all’Università Cattolica mi ha aperto le porte dell’insegnamento che ho esercitato per qualche mese, così come ho dovuto abbandonare la recitazione teatrale dopo un paio di anni. Tra tutte, la passione che ha avuto la meglio sulle altre è stata quella per lo sport, il calcio in particolare, che mi ha permesso di togliermi già qualche soddisfazione grazie sia a una longeva collaborazione con una testata online, sia al mio podcast aperto due estati fa. Parlare al pubblico mi entusiasma, perciò sogno da sempre di diventare un telecronista e commentare una finale di Champions League; in alternativa, mi accontenterei di condurre una trasmissione o, perché no, il Festival di Sanremo. Pigro di natura, spesso cinico e sarcastico, tuttavia ho molti amici. Preferisco il mare alla montagna e la birra al vino.

 


Niccolò Longo

Nato in provincia di Padova nel novembre 1999, alla vigilia del nuovo Millennio, sono cresciuto con il pallone tra i piedi e la Gazzetta dello Sport in mano. Sotto l’influenza calciofila di papà Michele e sotto l’ala protettrice di mamma Diletta, ho mosso i primi passi verso il sogno chiamato “giornalismo sportivo”, lasciando da parte cartoni animati e supereroi e preferendo sempre album Panini e partite in televisione dalla mattina alla sera. Tra liceo scientifico e laurea in Comunicazione ho scoperto che (incredibilmente!) esiste anche un mondo al di là del calcio e dello sport, tutto da esplorare. L’obiettivo, però, è rimasto sempre lo stesso e la strada da percorrere è ben tracciata. La breve esperienza a La Difesa del Popolo, giornale locale padovano, e la collaborazione con l’ufficio stampa dell’A.S. Cittadella, mi hanno permesso di avere qualche assaggio di giornalismo tra articoli, editoriali e interviste. Il mio mantra fin da piccolo? Se non riesco a diventare un calciatore, meglio spostarsi in cabina di commento a raccontare le gesta di chi evidentemente sa giocare meglio di me. Positività e consapevolezza dei propri mezzi sono il mio pane quotidiano e le mie “armi” per realizzare il mio sogno. A me stesso dico: “Testa bassa e pedalare” e Milano è il posto giusto dove poterlo fare.

 


Andrea Miniutti

Sono nato nel dicembre del 1999 a Pordenone, la terra di mezzo per eccellenza nel Triveneto: una città che nel Friuli Venezia-Giulia viene vista come veneta, ma che per i veneti è assolutamente friulana. Data questa confusione che mi ha accompagnato negli anni dello sviluppo, non potevo sicuramente uscirne normale. Diplomato al liceo linguistico con modesti risultati (sì, insomma, non un secchione ma nemmeno l’ultimo della classe), ho conseguito una laurea triennale in Studi Internazionali a Trento. Fu così che, al secondo anno, fra un vin brulé e qualche brezel ai mercatini di Natale tridentini, decisi che da grande avrei fatto ciò in cui sono maggiormente capace: lamentarmi. Dopo averci ragionato un attimo, ho compreso che il mestiere di giornalista avrebbe fatto al caso mio. Dopotutto, come dice sempre mio padre, faccio “polemica” di secondo nome, e questo spirito polemico e critico scandisce il mio modo di far giornalismo. Però voglio che sia chiara una cosa: faccio polemiche serie, non polemicucce. I miei interessi vertono principalmente sulla politica e sulla storia italiana, in particolare dinamiche legate ai partiti, i movimenti politico-sociali, lo stragismo e le questioni di mafia. Per quanto riguarda alla forma, invece, non ho attualmente una modalità preferita di fare giornalismo. Da una parte sono un grande chiacchierone e, di conseguenza, mi piacerebbe molto lavorare nel mondo radio-televisivo, dall’altra parte mi sto appassionando alla produzione di contenuti multimediali. Che poi, comunque, una cosa mica esclude l’altra, ma son convinto che la Scuola di Giornalismo sarà in grado di farmi scoprire la mia vera vocazione. Vocazione che sarà sicuramente permeata dalla mia pantagruelica voglia di far polemica.

 


Lorenzo Mozzaja

Nato a Milano nel 1999, sono uno dei pochi milanesi doc nonostante la “J” nel cognome possa trarre in inganno (tranquilli è solo colpa di un errore all’anagrafe). Ho frequentato il liceo scientifico ma al termine del quinto anno ho capito che non ero troppo portato per matematica e fisica. Da quel momento ho cercato qualcosa che fosse più adatto a me e nel corso degli anni universitari la passione per il giornalismo è cresciuta sempre di più. Da settembre 2018 collaboro con il sito Sportface.it. Lo sport è la mia grande passione: gioco a calcio, nel ruolo di portiere, da quindici anni e a tennis da dieci. Oltre allo sport ho altre due grandi passioni. La prima è la montagna: stare a contatto con la natura mi fa sentire libero e felice. La seconda è il trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo: conosco a memoria tutte le loro battute. Ma il mio sogno nel cassetto è diventare un telecronista sportivo e poter raccontare un giorno la finale di Wimbledon: d’altronde, perché non volare alto?

 


Fabio Pellaco

Sono nato nel dicembre 1998 a Genova, città dalla grande storia, ma da un presente incerto. Se da piccolo mi avessero chiesto cosa avrei voluto fare da grande avrei risposto il pediatra. Probabilmente perché il mio medico, prima di uscire dal suo studio, mi regalava sempre le caramelle. Ben presto, però, ho capito che non era quella la mia strada e mi sono appassionato al mondo del giornalismo. Ho iniziato a scrivere per diletto a 12 anni, grazie a un libriccino per ragazzi e al suo software di impaginazione. Poi ho proseguito con gli studi scientifici al liceo e la laurea in Scienze della Comunicazione. Nuoto più o meno da sempre, almeno da quando ne ho memoria, e questo mi ha permesso di iniziare a scrivere per un pubblico un po' più vasto, quantomeno più numeroso dei componenti della mia famiglia.
Dal 2018, infatti, gestisco la comunicazione per la società sportiva di cui faccio parte. Tifosissimo del club più antico d'Italia, nonostante abbia iniziato a fare sul serio proprio dallo sport, grazie a questa nuova avventura, vorrei aprire i miei orizzonti verso altri argomenti. Anche perché, come ha detto un grande cantautore e grande tifoso genoano, «al Genoa scriverei una canzone d'amore, ma sono troppo coinvolto».

 


Riccardo Piccolo

C’è una frase erroneamente attribuita al genio di Freud, che mi caratterizza meglio di ogni altra definizione: “Non potrei mai fare parte di un club di persone che conti tra i suoi membri uno come me”. Ma non vorrei essere troppo lapidario. Sono nato e cresciuto a Milano e, come ogni vero milanese, sono di origini meridionali. Spesso mi contraddico perché, come diceva il poeta, contengo moltitudini: ho paura di sperimentare ma lo faccio lo stesso; amo lo sport visto dal divano, scrivo perché leggo e adesso sto mentendo. Mi sono laureato in filosofia spinto dall’amore della conoscenza, ma, come ho imparato fin dalla prima lezione, più si conosce, più si capisce di non sapere. E non lo dico io, lo dice l’oracolo di Delfi. Eclettico negli interessi e nello stile, so un po’ di tutto e un po’ di niente ma non me ne vergogno. Amo ascoltare perché ho capito che si può imparare da chiunque. Ho passatempi d’altri tempi, perché come dice il detto, si stava meglio quando si stava peggio. Vado al cinema la mattina, compro libri usati, e faccio la settimana enigmistica. Tre cose per cui vale la pena vivere?  Giant Steps di Coltrane, la cucina libanese e il mare d’inverno. Non chiedetemi altro perché “codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”

 


Aurora Ricciarelli

Classe 1998, nativa umbra ma con Milano nel cuore. Sono Aurora, difficile da definire ma semplice da comprendere. Se appena arrivata a Milano (ormai quattro anni fa) non avevo ancora ben chiaro cosa avrei fatto “da grande”, oggi so finalmente dove andare e chi sarò!. Mi sono laureata in Lettere moderne all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ad oggi il mio sogno più grande sarebbe quello di condurre il TG1 della prima serata (sognare non costa nulla). Sono ambiziosa, curiosa, a tratti lunatica e mi piace ascoltare, ma soprattutto parlare. Se a primo impatto posso sembrare timida, la realtà è che non lo sono per niente. Il mio più grande pregio? La trasparenza. Dico sempre e solo la verità, anche se a volte può risultare scomoda. Il bello del giornalismo, in effetti, è anche questo: far emergere punte di iceberg sommersi che altrimenti nessuno potrebbe vedere e comprendere. Odio le ingiustizie e chi si crede superiore, i bulli e chi giudica senza conoscere. La persona che amo di più al mondo? La mia mamma è tutto per me. In futuro mi vedo giornalista, in giro per il mondo, a vivere avventure e a raccogliere esperienze, momenti e storie da raccontare un giorno ai miei nipotini (che sicuramente avranno altro di meglio da fare).

 


Ludovica Rossi

Avere 24 anni e credere profondamente nel valore delle parole: due tratti che nella società ultra-connessa del nostro frenetico Ventunesimo secolo sembrerebbero forse appropriati ad identificare un marziano più che un normale essere umano. O forse il marziano è semplicemente un’aspirante giornalista, classicista di formazione e, forse, anche un po' di indole, con l’amore per i libri, una grande fiducia nella scrittura e la passione per la storia. Leggere è conoscere, sempre, anche ciò che si trova distante nello spazio e nel tempo. Scrivere è, per me, riflettere, dare forma ai miei pensieri e permettere agli altri di sentirli. La storia è comprendere il passato per vivere meglio nel nostro presente e mi piace pensare al giornalismo come a una forma di storia studiata in sincronia, attraverso la quale avere accesso a realtà diverse e lontane. Penso all’informazione come l’alimento che dà sapore alle nostre vite e che attiva il nostro status di cittadini del mondo.

 


Melissa Scotto Di Mase

Com’è vivere su un’isola? Questa è una delle domande più frequenti da quando mi sono trasferita a Milano nel 2018.
Nata a Palermo nel ’97, sono vissuta sempre a Procida: un’isola piccola e sconosciuta a molti. Laureata in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica del Sacro Cuore sogno di diventare una scrittrice o almeno così si legge dai miei testi d’italiano delle scuole elementari. Sono una persona riflessiva (a volte anche troppo), ma cerco di dare il giusto peso alle cose non perdere quel pizzico di ambizione che serve per potere lasciare il segno.
Così, ho sviluppato la curiosità per il mondo: mi piacciono da morire le storie degli altri e spero un giorno di poter dar voce a chi non ne ha. Mi piace viaggiare e scavare a fondo nelle cose, capirne il come e il perché, cercare risposte. Per questo, il giornalismo investigativo mi affascina e mi rappresenta.

 


Alessandro Stella

Classe 1999, sono nato e ho sempre vissuto a Milano. Sono laureato in Linguaggi dei Media.  Infatti, dopo aver capito, durante gli anni di liceo, che gli studi scientifici non erano adatti a me, ho intrapreso un percorso universitario per cercare di raggiungere il sogno che coltivo fin da quando ero piccolo: diventare un giornalista. Sono sempre stato spinto dal desiderio di scoprire ciò che succede al di fuori della piccola realtà personale. Amo essere quotidianamente a conoscenza dei fatti di cronaca e di politica sia italiana che estera e cerco di ottenere più informazioni possibili utilizzando vari strumenti: dal quotidiano cartaceo, ai Tg televisivi, passando per il web e i social media.
Tuttavia, fin dalla mia infanzia, ho sviluppato un enorme amore per lo sport. Dopo aver compreso che non sarei mai potuto diventare un calciatore o un tennista di successo, ho iniziato ad appassionarmi al mondo di coloro che si occupano di narrare, commentare e descrivere le varie discipline: il mondo del giornalismo sportivo. Riesco con facilità a seguire un incontro di tennis dalla durata di cinque ore oppure un’intera domenica calcistica, al di là della partita della mia squadra del cuore. Non mi ritengo un ragazzo particolarmente estroverso, ma sono sempre stato un ottimo ascoltatore e un silenzioso osservatore. A ciò unisco un’enorme voglia di imparare. Caratteristiche fondamentali per chi vuole farsi strada nel campo dell’informazione.

 


Bianca Terzoni

Nata nel 1997, dopo il liceo linguistico mi laureo in Mediazione Linguistica a Modena, seguendo la mia passione per le lingue e per tutto ciò che non conosco. La passione per il giornalismo è nata durante gli anni di università, anche se in realtà ho sempre scritto, ma solo per me stessa. Credo che scrivere sia una delle cose più naturali che abbia mai sperimentato: il bisogno per me può sorgere in qualsiasi momento, a qualsiasi ora e in qualsiasi situazione.
A un certo punto ho deciso di espormi di più e ho cominciato ad osservare con attenzione la realtà, maturando l’idea di poter essere in grado di raccontarla. Associo molto la figura del giornalista a quella del mediatore, perché entrambi si pongono come intermediari fra argomenti, situazioni e persone molto diverse. Già dall’inizio la politica estera è stata il mio oggetto preferito di scrittura, seguita ben presto da politica interna. Ora Oggi ciò che più mi appassiona sono il confronto e le dinamiche tra i partiti, che spero un giorno di saper raccontare in tempo reale e con precisione. Cercando, nel frattempo, di colmare la mia curiosità.

 


Valente Sofia

Sono nata a Recanati, immersa nella poetica leopardiana tra la piazzetta del Sabato del Villaggio, il Colle dell’Infinito e la torre del Passero Solitario. Luoghi e paesaggi che hanno influenzato il mio percorso da studente. Il giornalismo è entrato a far parte della mia vita quando ho letto il mio primo libro. Il protagonista era Geronimo Stilton, “un tipo, anzi un topo” che lavorava nella testata locale della sua città. Le sue avventure e la passione per il lavoro hanno acceso in me l’interesse per questa professione. Ho frequentato il liceo linguistico perché mossa dalla curiosità di esplorare altre realtà e culture. Attraverso lo studio della grammatica e della letteratura inglese, spagnola e tedesca ho avuto la possibilità di viaggiare e conoscere le tradizioni e la storia delle città che visitavo. Per il futuro mi auguro di proseguire la carriera da giornalista a Milano: una città che mi ha accolto come un padre, regalandomi tante opportunità lavorative e di crescita professionale.

 


Christian Valla

Mi chiamo Christian, torinese di nascita ma siciliano di origine. Mi sono laureato in Scienze della Comunicazione a Torino. Inizio a coltivare la mia curiosità patologica sin da ragazzino quando i miei amici d’infanzia mi chiedono quali sono le cose migliori da fare in città.
Da qui il soprannome di “boss”: quando si tratta di organizzare concerti, viaggi ed eventi sono quello che trascina le masse. Ho approfondito sempre di più tutto ciò che ruota attorno alla comunicazione partecipando ad uno stage in Rai per la manifestazione “Prix Italia” e lavorando per il Vinitaly e il Salone del Libro. Inutile nasconderlo, sono amante della buona tavola e leggo tutte le etichette delle bottiglie di vino che compro, troppe, essendo appassionato di enologia.
Ascolto tantissima musica, soprattutto indie/elettronica, a costo di svegliare anche i vicini di casa. Non vi stupite se sogno di condurre un programma radiofonico di enogastronomia.

 


Valori Samuele

Marchigiano, nato lo stesso anno di Mellon Collie degli Smashing Pumpkins e di The Bends dei Radiohead, e cresciuto a Mogliano, un paesino dell’entroterra maceratese. Indeciso di natura, ho soppresso parzialmente la mia inclinazione umanistica frequentando un liceo scientifico, per poi trovare rifugio nella letteratura all’università. Sono un sognatore malinconico come Pessoa e uno dei miei desideri è di poter dare vita ad un testo comprensibile facendo a meno della punteggiatura come Saramago, oppure avere una minima parte dell’arguzia e dell’ironia di Vonnegut. Nel frattempo, ho anche capito definitivamente di adorare il cinema e le sceneggiature di Charlie Kaufman, ma ovviamente non saprei scegliere tra Tarantino, P.T. Anderson, De sica o Scorsese. D’altronde, perché farlo? L’unica cosa della quale non ho mai dubitato nella mia vita è stata la musica, nonostante l’abbandono a diciotto anni dello studio del pianoforte. Ancora me ne pento: ecco cosa succede a chi prende decisioni a cuor leggero. Fedele compagna nella solitudine e colonna sonora delle mie idee, la musica dà sempre ritmo alla mia scrittura, forse perché amo scrivere con le cuffiette. Ah, dimenticavo! Amo i gatt* neri, in special modo la mia che purtroppo non è potuta venire con me qui a Milano, ma dubito che questa cosa possa interessare a qualcuno.